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I vigliacchi di Villa sanSebastiano

Un moto concentrico di vita morte, gioie dolori

Storie di ordinaria reiterata codardia

di Fabrizio Pietrosanti

illa S. Sebastiano, frazione di Tagliacozzo, lunedì 15 dicembre scorso: registriamo, neanche tanto più attoniti, l’ennesimo vile attentato al nostro esiguo delicato patrimonio faunistico. Un altro giovane lupo stato ucciso fucilate va ad aggiungersi al nutrito numero di animali protetti, decimati da una "strategia" distruttiva portata avanti da personaggi vili senza scrupoli.

Nascosti nelle loro giacche mimetiche attrezzati come soldati mercenari professionisti, talebani nostrani scorrazzano sulle nostre montagne distruggendone scientemente la capacità di futuro. La pochezza intellettuale sociale la vigliaccheria che li contraddistingue, li vuole abili conoscitori del territorio delle abitudini della fauna selvatica che ha la ventura funesta di frequentarlo. "Lavorano" di nascosto, ben celati dietro loro travestimenti, abilissimi nel rimanere invisibili anche alle sparute attività investigative. Vigliacchi perché incapaci di confrontarsi con un nemico alla pari, magari anche lui armato se non di fucili, almeno di strumenti legali fosse altro di un buon bastone. Vigliacchi perché colpiscono fuggono, tronfi delle proprie povere azioni, scaltri nel goderne solo per se stessi, senza farne fiato neanche col miglior amico per "paura" delle conseguenze che una legge volutamente morbida potrebbe comunque causare loro. Sparano con fucili potentissimi, quasi sempre creati dalle abili inimitabili, per maestria, industrie di armi italiche. Non serve avvicinarsi al "nemico". Lo si aspetta, nascosti, seguendolo con potenti binocoli colpendolo da distanze impensabili per poi fuggire tornare nascondersi, prima nella macchia boschiva poi nella loro torbida schizofrenica vita di finte relazioni. Si, perché chi compie tali gesti non può essere una persona normale non può avere una normale vita di relazione se non in un contesto mentale alterato. Non può essere normale il bracconiere che lunedì, dopo averlo ucciso, non contento del suo gesto, ha completato l’opera caricandosi il corpo inerme del lupo sulle spalle, magari aiutato da qualche suo altro pari, gettandolo poi vicino ad un cassonetto delle immondizie dentro l’abitato di Villa S. Sebastiano. Lo vedo, compiaciuto della sua opera, camminare con la preda caricata sulle spalle bagnate dalla pioggia ininterrotta di queste giornate, ora riscaldate da quel prezioso fardello ricoperto della splendida pelliccia invernale, ormai senza vita. suoi occhi sono iniettati di sangue, di quel sangue che non trova posto nel suo cuore rinsecchito, aggrinzito dal personaggio che ha deciso di essere di recitare nella sua povera esistenza.

 

bito vicino le loro case nel bel mezzo del loro aggregato sociale. Vedo la follia montare sul suo viso mentre scende sui ripidi sentieri fangosi, sbilanciato da quel carico prezioso e pesante. Follia che si sublima nel fatto che lui, l’abile autore dell’omicidio, l’attore principale, nel momento clou dello spettacolo, quando la scena si fa buia e l’occhio di bue lo sacralizza nel centro del palcoscenico, lui, l’unico, il solo, scompare…. Codardo. Vigliacco. Misero.Come altri tuoi simili hai rubato un altro pezzo del nostro futuro, già fortemente compromesso da una classe politica ormai oggetto di attenzione più dei magistrati he di noi disillusi cittadini.
La strategia distruttiva di cui tali soggetti sono portatori, non può essere casuale se solo negll’ultimo anno e mezzo sono stati uccisi una ventina di lupi, 24 grifoni, senza parlare degli orsi “morti di freddo” nel Parco Nazionale D’Abruzzo, dell’aquila avvelenata nel Parco Velino Sirente e di altre decine e decine di animali appartenenti a specie protette che l’Abruzzo, che qualcuno ancora si ostina a definire Regione Verde D’Europa, continua a perdere. Fauna protetta decimata, più di ottanta discariche abusive di rifiuti speciali censite tra cui la più grande discarica di rifiuti tossici pericolosi d’Europa, corsi d’acqua avvelenati, falde acquifere compromesse da sversamenti venefici….
Le classi dirigenti politiche e amministrative di questa regione martoriata, dalle grandi capacità decantate da tutti ma da nessuno veramente valorizzate, devono farsi carico oltre dei fallimenti che sono sotto gli occhi di tutti, anche e soprattutto della mancanza di una visione del futuro da costruire e proporre alla nostra sfortunata e abbandonata popolazione. Ora più che mai, il nostro splendido patrimonio naturale è divenuto terreno di nessuno, dove l’assenza di regole, di controlli e di una cultura della salvaguardia in prospettiva futura ha lasciato il campo a lanzichenecchi di ogni tipo. Bracconieri, finanzieri e speculatori senza scrupoli, ciarlatani di ogni sorta popolano indisturbati il nostro spazio vitale.
E’ la rassegnazione, vera e sola anticamera della fine, la condizione mentale che sembra aver circuito e narcotizzato la popolazione abruzzese. Sarebbe opportuno che
le associazioni venatorie, molto più indicate di noi nel riconoscere e isolare tali comportamenti, si adoperassero per stanare quei bracconieri, nemici del bene comune;
sarebbe opportuno difendere concretamente quei beni strategici sui quali anni fa si decise di puntare per uno sviluppo in cui l’ambiente naturale protetto e integro avrebbe dovuto rappresentare il valore aggiunto; sarebbe, sarebbe, sarebbe….. La nostra è che una regione in cui il condizionale la fa da padrone e dove l’operare per il bene comune sembra essere relegato nei sottoscala dei luoghi istituzionali.
Svegliati Abruzzo, il tempo e le opportunità per cambiare
stanno per scadere.
Anche per questo mese, se ciò vi è gradito, l’appuntamento
è per il prossimo numero.

(purtroppo , almeno per ora ka pubblicazione di Vivere è sospesa!)

*Istruttore nazionale di scialpinismo del CAI
Responsabile del Gruppo AttivoWWF di Tagliacozzo

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